[nightfall]: scende la notte e, ricordando Sherazade, attendiamo l’alba raccontando novelle.

La collana Nightfall si propone di essere una finestra sulla narrativa di genere, dove noir, thriller sociologici, narrativa speculativa, fantastico e orrore esistenziale possano rappresentare un modo dove la scrittura può cogliere con prospettive differenti il mondo in continua mutazione. Un mondo cangiante che può essere introiettato solo con la narrazione dei fatti, reali o immaginari che siano.

“Aleexi chiuse la porta e subito tornò su un libro che aveva trovato nello studio del padre: era proprio Stephen Hawking che s’intitolava Dal Big Bang ai Buchi NeriOgni meccanismo ha i suoi ingranaggiOgni porta ha la sua chiave, si disse. Forse poteva cambiare le cose ancora una volta”.

Veglie Artificiali di Max Sanvitale, coadiuvato dalle illustrazioni di FAB., inaugura la nuova collana di narrativa di genere Nightfall. Una raccolta di racconti di fantascienza cupa e riflessiva, volta a indagare la distopia da una angolazione del tutto peculiare, la memoria, il ricordo, l’identità in uno scenario che ha fastidiosi echi della realtà che viviamo quotidianamente. Così ci si può imbattere in destini reali a cui si sarebbe stato preferibile una vita di menzogna, ma d’amore, decisioni di eugenetica spietata che minano il futuro, telefonate misteriose che salvano vite, riflessioni surreali e lucidissime sui mass media, incubi dentro gli incubi poiché non c’è fuga dai propri ricordi e dal proprio passato.

Veglie artificiali, Maximiliano Sanvitale, 120 pagine, b/n, More Nocturne Books ISBN: 9788894205725, 2018, 10€

Immaginazione abrasiva, nichilismo, humor nero. Qualità messe in piena evidenza in questa raccolta di racconti che disegnano la realtà desolata e inquietante di un Abruzzo ora verde, bucolico, ora post situazionista, una realtà fatta di scenari paesaggistici reali e immaginari, di perdita d’identità e di una velenosa e frenetica rincorsa al modernismo deforme e canagliesco. Strane epidemie, ecomostri, meditazioni esistenziali di montanari si alternano a lezioni di panismo fanatico e a incubi da post sbornia da genziana. L’Abruzzo in questi racconti è un paese, regione-mondo delle meraviglie in fase preagonica, dove scampoli di vita antica gettano speranza per un mondo del domani, al massimo del dopodomani. Ci sono paesaggi perenni, maestosi. C’è l’isolamento delle fabbriche lager. Ci sono eroi silenziosi e cannibali, leader che inneggiano alla rivolta delle genti d’Abruzzo. C’è la popolazione locale e c’è ciò che turba di più l’autore, la capricciosità delle loro passioni, la debolezza della loro costituzione, qualcosa che nereggia in loro. Il resto mostra un Abruzzo malaticcio come il discendente di uno avvezzo all’eroina, dove anche le meraviglie della natura lussureggiante diventano vittime di qualche incantesimo nefasto. Spesso sono racconti senza trama, falsa piste, scampoli di discorsi, pensieri, riflessioni di una cultura non omologata e del suo rifiuto davanti alla deriva dell’uomo sull’orlo di un fagocitante e informe ammasso che nega la sua autenticità. Un mostro che rovescia i rapporti fra vero e falso, annullando ogni possibile comunità. Maurizio Di Battista è un visionario che ha scagliato l’ultimo anatema contro l’Abruzzo e la sua gente, contro una società destinata alla morte o peggio ancora, all’inevitabile omologazione.

Abruzzo Apocalittico. Un reflusso gastro-culturale, Maurizio Di Battista, 190 pagine, b/n, More Nocturne Books, ISBN: 9788894205787, 2020, 10€